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Impresa agentica: Piero Formica e il caso TetiAI

Il concetto di impresa agentica, in sintesi, è un'organizzazione in cui agenti umani e agenti artificiali collaborano ciascuno nel proprio dominio cognitivo.

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Redazione AI Manifattura
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Tecnologie
Impresa agentica: Piero Formica e il caso TetiAI

L’economista Piero Formica è Senior Research Fellow presso l’Innovation Value Institute della Maynooth University in Irlanda. In un contributo pubblicato il 3 novembre su Industriaitaliana ha descritto il modello di “impresa agentica”. Lo ha incrociato con il caso della start-up bolognese TetiAI. La tesi centrale: gli agenti artificiali eseguono il lavoro. Ma il giudizio resta all’agente umano, e un’organizzazione che inverta questa gerarchia, sostituendo persone per abbattere i costi, si espone a rigidità e fragilità. Per un’impresa manifatturiera che valuta l’ingresso dell’AI in reparto, la lettura è utile perché sposta la domanda dal “cosa automatizzare” al “chi resta responsabile di cosa”. Il concetto di impresa agentica, in sintesi, è un’organizzazione in cui agenti umani e agenti artificiali collaborano ciascuno nel proprio dominio cognitivo.

Che cos’è l’impresa agentica: umani e agenti artificiali insieme

Secondo Formica, l’impresa agentica è un’organizzazione in cui gli agenti umani (AU) collaborano con gli agenti artificiali (AA). I primi hanno cognizione biologica e si affidano a intuizione ed esperienza vissuta; i secondi si basano sulla logica computazionale, su schemi statistici e su input digitali.

La divisione del lavoro è netta. Grazie all’intelligenza artificiale, gli agenti umani vengono sollevati dai compiti ripetitivi dagli agenti artificiali. Questi ultimi, dotati di capacità di ragionamento avanzate, possono anche prendere decisioni autonome per svolgere attività complesse: attraverso i sistemi software di cui dispongono raggiungono gli obiettivi prefissati senza necessitare di istruzioni passo per passo.

Gli agenti umani sono invece chiamati a operare con empatia, creatività e pensiero critico. Gli agenti artificiali agiscono velocemente e ininterrottamente entro i limiti stabiliti dagli agenti umani. È un punto operativo, non retorico: l’autonomia del sistema è sempre delimitata da chi la configura.

L’obiettivo condiviso dei due tipi di agenti, per Formica, è anticipare i cambiamenti del proprio ambiente anziché reagire successivamente per interpretarli. C’è però un vincolo strutturale: se gli agenti artificiali fossero isolati, mancherebbe loro la conoscenza che risiede nella mente umana. Ma non nei dati aziendali cui essi attingono, la politica aziendale e i comportamenti conseguenti.

Moltiplicare le capacità umane, non sostituire le persone

L’impresa agentica apprende ad automatizzare per innovare potenziando l’intelletto umano, e lo può fare apprezzando la prospettiva umanistica. Al contrario, per Formica, incantata dalla visione tecnologica incorre in rigidità e fragilità l’impresa che compie la svolta agentica unicamente per ridurre i costi sostituendo le persone.

Il meccanismo del fallimento, nell’analisi di Formica, passa per i casi limite. Costretti entro i dati storici di addestramento, gli agenti artificiali sono indotti in errore dai fatti insoliti. Di fronte a scenari inediti che confondono e ingannano i sistemi, gli errori si propagano. Provocano danni anche irreparabili all’organizzazione. È degli esseri umani la capacità di immedesimarsi nel perché del “mai visto prima” e nel come andare incontro all’inconsueto. A ciò si aggiunge una cecità specifica: gli agenti artificiali non percepiscono le emozioni individuali e sociali generate da eventi che si allontanano da ciò che si considera normale.

Per chi guida una linea di produzione, questo è il punto di contatto più diretto con la realtà di reparto. Si pensi all’anomalia di qualità mai vista prima. O al guasto fuori dal modello predittivo, o al comportamento insolito di un fornitore. Nel modello descritto da Formica, quelli sono esattamente i momenti in cui il giudizio umano non è delegabile.

Oltre l’efficienza: saggezza e centralità delle persone

L’aspirazione al progresso dell’impresa agentica deve accompagnarsi, secondo Formica, con la saggezza, per conciliare la visione umanistica con quella tecnologica. La saggezza permette di applicare la conoscenza ottenuta dai dati elaborati dagli agenti artificiali per recare benefici agli altri oltre che a sé stessa. Allarga così il campo d’azione dalla semplice elaborazione dei dati alla comprensione del contesto in cui si opera.

Il rischio che Formica individua è quello di un’impresa tutta incentrata sui dati. Se non sostenute dalla saggezza, le imprese agentiche punterebbero a massimizzare l’efficienza. Trascurerebbero gli effetti dannosi e i costi aggiuntivi che la loro attività scaricherebbe sulla collettività. La collettività non riceverebbe un risarcimento economico. Formica richiama esplicitamente il precedente storico: ciò che accadde nel corso delle passate rivoluzioni industriali.

TetiAI: la start-up italiana che mette l’AI al servizio dell’uomo

La comunità imprenditoriale ha visto nel 2025 la nascita di TetiAI, start-up interamente italiana attiva a livello internazionale con migliaia di utenti. A fondarla sono stati Marcello Violini e Lorenzo Nargiso: un percorso che, secondo il racconto di Formica, non è legato a dinastie industriali o eredità familiari. Ma è iniziato da zero a Bologna attraverso studi informatici, sviluppo autonomo di software e l’accesso a percorsi di accelerazione per start-up.

TetiAI si propone di utilizzare l’intelligenza artificiale come protesi cognitiva che funge da co-pilota, mantenendo il controllo delle persone, famiglie, imprese e professionisti sui propri strumenti digitali. Formica contrappone questo profilo a quello dei colossi tecnologici, sempre secondo il suo contributo. I colossi puntano principalmente all’automazione totale. Inseriscono agenti artificiali nei luoghi di lavoro in sostituzione dei dipendenti per abbattere i costi, e sottopongono la privacy alla crescita dei profitti. Per questo motivo TetiAI rientra, nell’analisi di Formica, nel gruppo di imprese che sconvolgono i mercati esistenti. Queste imprese pongono esigenze etiche, benessere e capacità umane al centro delle decisioni. I loro interlocutori sono imprese e individui non disposti a cedere dati e proprietà intellettuale in cambio della comodità offerta dall’AI.

I Teti Pups: agenti che lavorano per ore o giorni in autonomia

Sul piano del prodotto, TetiAI ha realizzato i Teti Pups, agenti informatici personali costruiti sull’infrastruttura digitale europea, per essere in sintonia con le leggi europee. Preso in carico un obiettivo, un Pup lo porta avanti autonomamente per ore o per giorni, e quando ha qualcosa da dire chiama l’agente umano.

È la descrizione che fanno i titolari della TetiAI:

«Un Pup è un collaboratore con un proprio spazio di lavoro, che riceve un incarico e lo porta fino in fondo: pianifica, esegue, verifica, corregge, riprende da dove aveva lasciato. Naviga il web, legge e scrive documenti, usa gli strumenti che gli hai collegati, segue più progetti in parallelo».

teti-cognition-1 e l’approccio maieutico

TetiAI ha inoltre sviluppato un modello proprio, teti-cognition-1. Il modello è addestrato a leggere la conversazione tra uno studente e il suo assistente AI. Accerta così se lo studente ragiona pensando a modo suo, oppure se ha lasciato all’assistente il compito di ponderare. In pratica, l’assistente non consegna un tema già svolto, ma chiede prima quali sono le idee dello studente. Formica definisce maieutico questo approccio: l’assistente funziona come tutor e mentore, stimola il ragionamento e risponde con domande mirate.

Per un’impresa manifatturiera, questo è l’esempio più concreto del principio di fondo. L’AI che interroga invece di consegnare la soluzione è applicabile a un operatore di qualità o di manutenzione. Questi operatori devono imparare a leggere gli output del sistema.

Università e centri di esplorazione cognitiva

Sul fronte delle partnership, Formica indica università e centri di esplorazione cognitiva come principali soggetti per co-progettare laboratori di ricerca di frontiera. Questi laboratori esplorano territori cognitivi e imprenditoriali non ancora mappati. Gli agenti umani tessono le relazioni necessarie all’innovazione, mentre gli agenti artificiali gestiscono i dati per ridurre gli attriti burocratici.

Cosa non si sa, prima di valutare l’impresa agentica in fabbrica

Il contributo di Formica è un ragionamento concettuale, non un caso industriale con numeri. Non riporta costi di implementazione, tempi di installazione, percentuali di ROI né baseline di riferimento per il modello TetiAI o per l’impresa agentica applicata alla produzione. Non indica quali macchinari, linee o processi abbiano già adottato i Teti Pups, e la cifra di “migliaia di utenti” dichiarata per TetiAI non è disaggregata per settore. Chi deve decidere se portare agenti autonomi in stabilimento non trova in questo contributo elementi di benchmark quantitativi. Il contributo non offre nemmeno un confronto con i progetti AI già installati nelle fabbriche italiane. Restano validi i due criteri espliciti del testo come principi di valutazione. L’autonomia dell’agente artificiale va delimitata dagli agenti umani che la configurano. La sostituzione delle persone come obiettivo primario espone l’organizzazione ai casi limite che i sistemi addestrati su dati storici non sanno gestire.

Fonti:

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