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Data center in Italia: 1,8 GW entro il 2030, il nodo è l'energia

I data center italiani arrivano a 609 MW installati e potrebbero sfiorare i 2 GW entro il 2030, ma solo il 2% delle richieste di connessione diventa cantiere.

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Redazione AI Manifattura
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Tecnologie
Data center in Italia: 1,8 GW entro il 2030, il nodo è l'energia

La corsa all’intelligenza artificiale ha trasformato i data center da infrastrutture invisibili a questione nazionale. A inizio ottobre 2026 l’Italia contava 262 strutture, di cui circa il 45% in Lombardia. La capacità installata era di 609 MW a fine 2025. Questo dato è più che raddoppiato rispetto al 2020. È il quadro tracciato dall’AI for Energy Report 2026 del Politecnico di Milano. Sulle simulazioni il rapporto prevede 1,8 GW di capacità entro il 2030 nello scenario più ottimista. Sul terreno, intanto, i primi progetti privati partono davvero, mentre la filiera industriale si organizza su due fronti: energia e raffreddamento.

Il divario tra le richieste di connessione e i cantieri dei Data Center

Il numero più raccontato è anche il più fuorviante. Le richieste di connessione alla rete presentate a Terna hanno superato i 101 GW ad agosto. Erano 69 GW a fine 2025 e circa 1 GW nel 2021. Secondo lo studio dell’Osservatorio Data Center di Agici, solo 1,9 GW, meno del 2% del totale, sono in fase avanzata. Le pratiche avanzate sono appena 15. Il 98% delle richieste non diventerà un cantiere, spesso perché serve a gonfiare il valore di terreni e fabbricati.

La burocrazia pesa. Il Procedimento Unico varato dal Ministero dell’Ambiente ha sfoltito solo in parte la giungla autorizzativa, come rileva Luca D’Alleva, regional director Sud Europa di Bcs Consultancy. E ai permessi si aggiunge il nodo energetico: per il 91% dei decisori intervistati nella ricerca Data Centre Truths di Bcs, l’accesso alla rete elettrica è il fattore decisivo prima di aprire un cantiere. Gli sviluppatori si difendono chiedendo garanzie: il 42% esige ora una pre-locazione di almeno il 75%, contro il 12% di appena sei mesi prima.

Chi riesce a superare i filtri mostra la strada. Core Stack, azienda del Gruppo Lazzari, e Green Arrow Capital hanno presentato a Roma un piano da oltre 1 miliardo di euro. Il piano prevede 13 data center distribuiti sul territorio nazionale. I primi due impianti sorgeranno in aree dismesse vicino a Cremona e Verona, con permesso atteso entro fine 2027 e go live nel primo trimestre 2028. Ogni struttura sarà alimentata da rinnovabile generata in loco, con sistemi di accumulo studiati col Politecnico di Milano.

L’energia è il vero collo di bottiglia, non il capitale

Secondo innovationpost.it, i capitali ci sono: il triennio 2023-2025 ha già visto investimenti per 7,1 miliardi di euro, con una pipeline potenziale di 25,4 miliardi per il 2026-2028. Il problema è far crescere insieme infrastruttura digitale e infrastruttura energetica, come sintetizza Anna Lazzari, presidente di Core Stack. A livello globale la capacità dei data center è salita del 93% tra 2020 e 2025, raggiungendo 114 GW, e potrebbe quasi triplicare entro il 2035.

Le utilities entrano qui con contratti di fornitura pluriennali da fonti rinnovabili, generazione in prossimità dei siti e sistemi di accumulo. Offrono anche recupero del calore di scarto per il teleriscaldamento. L’Europa intanto stringe: la direttiva sull’efficienza energetica impone il monitoraggio per le strutture sopra i 500 kW di potenza installata, su consumi, rinnovabili, acqua e calore. In Italia la Delega al Governo e l’Articolo 8 del DL Bollette 2026 puntano a rendere più rapidi gli iter autorizzativi.

Il raffreddamento diventa una partita industriale. I carichi di calore dell’IA spingono la filiera verso refrigeranti naturali, come CO₂, ammoniaca, propano, acqua e ora isobutano. Al salone di Norimberga di ottobre Enex Technologies presenterà soluzioni per data center. Le soluzioni combinano raffreddatori a secco, free-cooling e recupero di calore, riducendo energia e consumo d’acqua. Le stesse tecnologie servono a un impianto manifatturiero per tagliare i costi di processo. Servono anche a un data center per restare dentro i limiti climatici europei.

Chi guida la corsa e chi rischia di restare in coda

Sul piano industriale il quadro è squilibrato. Nel mondo esistono circa 12.000 data center. Gli Stati Uniti concentrano il 45% della capacità e il 62% del valore di mercato, mentre l’Europa si ferma al 10%. A maggio, tra i 50 modelli di intelligenza artificiale più usati al mondo, solo 2 erano sviluppati fuori da Stati Uniti e Cina. La sovranità tecnologica si gioca anche sulla capacità di calcolo. È la scommessa esplicita della rete italiana di Core Stack, con governance e controllo dei dati interamente nazionali.

Restano le opposizioni locali. Secondo Bcs, il coinvolgimento preliminare di istituzioni e comunità è l’unico modo per evitare la crescita dei gruppi contrari anche in Italia. Serve una negoziazione su cosa l’infrastruttura restituirà al territorio. Agici aggiunge la geografia: Lombardia guida ancora. Ma Piemonte, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna hanno profili equilibrati, mentre la Puglia primeggia per rinnovabili pur con latenza e clima sfavorevoli. E per le PMI manifatturiere il messaggio è concreto: chi ottimizza consumi e manutenzione con l’IA rileva benefici tra il 10% e il 20% entro 6-12 mesi, secondo il sondaggio del Politecnico con Ipsos Doxa su 308 aziende.

La sfida, come riassume Federico Frattini del Politecnico, è sostenere la corsa all’intelligenza artificiale senza compromettere gli obiettivi climatici.

Il prossimo passo è trasformare la pipeline in cantieri: Agici propone criteri verificabili di maturità dei progetti e una corsia preferenziale per le aree dismesse. Fino a quando il 2% non diventa molto di più, l’Italia avrà molte promesse di GW e pochi watt reali.

Fonti:

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